Cenni storici

Il coordinamento fra le singole realtà consorziali nell’ambito portogruarese, già esisteva prima dell’intervento di riordino operato dalla Regione Veneto: i suddetti Enti, con la sola eccezione del Consorzio di bonifica “San Michele al Tagliamento”, a seguito del R.D. 5.11.1937, ebbero riconosciuta la costituzione del raggruppamento denominato dei “Consorzi Riuniti di Bonifica fra Taglio e Livenza”, il quale raccoglieva sotto un’unica direzione tecnico-amministrativa, i nove consorzi sorti nel territorio della bassa Pianura veneta Orientale, per la bonificazione delle zone paludose o interessate dal disordine idraulico e per la difesa dell’abitato della città di Portogruaro.

La bonifica, nel territorio del portogruarese, vanta tuttavia radici ben più lontane: sin dai tempi della Repubblica veneta, infatti, l’impegno per la redenzione del territorio dalle paludi e la sua difesa dalle piene dei fiumi ha sempre occupato un posto di rilievo nei programmi di governanti e legislatori.

La documentazione ufficiale fa risalire, più precisamente al 1620 l’inizio di tale attività, quando fu costituito il Consorzio di scolo “Canale Lugugnana” allo scopo di governare il deflusso delle acque del corso omonimo e proteggere dalle sue frequenti esondazioni i territori compresi fra Portogruaro e San Michele al Tagliamento.

Malgrado sin da quel momento gli sforzi prodotti fossero stati notevoli, alla metà del secolo scorso, il territorio in esame presentava ancora notevoli superfici coperte permanentemente da acque stagnanti, non idonee allo sfruttamento agricolo e caratterizzate da pessime condizioni igienico sanitarie.

Fu solo a seguito della Legge 25.6.1882 n. 896 (Legge Baccarini) che si diede inizio ad una organica opera di bonificazione. Con successivo Regio Decreto del 2 luglio 1885, infatti, vennero classificati di 1ª categoria:

  • i bacini fra il Lemene e il Livenza e la tenuta Franchetti, già bonificata;

  • il bacino a sinistra del Lemene;

  • il territorio fra la destra del Tagliamento e il canale Lugugnana.

Tale classificazione fu poi mantenuta anche dalla legislazione successiva.

Prese così avvio una intensa attività che condusse alla costituzione dei vari consorzi di bonifica che, nel corso della prima metà del 1900, si impegnarono nell’ampio lavoro di redenzione delle terre comprese tra i corsi dei fiumi Livenza e Tagliamento.

In corrispondenza del suddetto territorio, la Giunta Regionale del Veneto, con deliberazione 7.3.1978 n. 1228, istituì il Consorzio denominato “Pianura Veneta tra Livenza e Tagliamento”, il quale, ai sensi della L.R. n. 3 del 13.1.1976, avrebbe dovuto sostituire i seguenti 10 Enti operanti in precedenza:

Consorzio di bonifica “Lugugnana” (R.D. 19.4.1907);

Consorzio di bonifica “Lison” (R.D. 3.4.1921 n. 1401);

Consorzio di bonifica “Loncon” (Decr. Pref. 18.8.1903 n. 17516);

Consorzio di bonifica “Sette Sorelle” (R.D. 11.1.1923);

Consorzio di bonifica “Ottava Presa” (R.D. 28.10.1927);

Consorzio di bonifica “Sansonetta, VI Presa, Palangon” (R.D. 23.8.1929 n. 4563);

Consorzio di bonifica “Bandoquerelle Palù Grande (R.D. 25.7.1924 n. 7943/9438);

Consorzio di bonifica “Bacino Reghena” (R.D. 7.10.1904);

Consorzio di bonifica “Sant’Osvaldo” (R.D. 11.1.1923);

Consorzio di bonifica “San Michele al Tagliamento” (R.D. 3.3.1907 n. 12781).

Con la pubblicazione del provvedimento, tuttavia, non tutti gli enti sopra elencati sono stati effettivamente sciolti e sostituiti in tutte le loro funzioni dal Consorzio “Pianura Veneta”.

I tre Consorzi interregionali, “Sant’Osvaldo”, “Bacino Reghena” e “San Michele al Tagliamento”, il cui comprensorio si estendeva in parte nella Regione Friuli Venezia Giulia, hanno continuato ad operare in piena autonomia istituzionale, sotto il diretto controllo dello Stato, sino al 4 agosto 1994.

A tale data, infatti, è entrata in vigore l’intesa sottoscritta dalle regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che ha disposto il definitivo scioglimento dei suddetti enti e l’assegnazione delle porzioni territoriali dei relativi comprensori, ricadenti rispettivamente nelle due regioni, ai consorzi di bonifica “Pianura Veneta tra Livenza e Tagliamento” e “Cellina Meduna”.

Con precedente atto (D.G.R. 10.5.1983 n. 2345), la Regione del Veneto aveva, nel frattempo, provveduto a sopprimere il Consorzio di Miglioramento Fondiario “Casere San Gaetano”, trasferendo le competenze sul territorio e sulle relative opere, al Consorzio di bonifica “Pianura Veneta”.

A partire dal 1.1.1990 sono risultati definitivamente sciolti, anche i 4 Consorzi idraulici che operavano nel comprensorio sotto il diretto controllo dello Stato:

Consorzio Idraulico di 3ª categoria del “Reghena e Caomaggiore”;

Consorzio Idraulico di 3ª categoria del “Medio Lemene Versiola”;

Consorzio Idraulico di 3ª categoria di “Pramaggiore”;

Consorzio Idraulico di 3ª categoria del “Lame Nicesolo”.

Per effetto della legge 18.5.1989 n. 183, che ne ha disposto la soppressione, le competenze di questi ultimi enti sono state trasferite alle Regioni, nel caso specifico Veneto e Friuli Venezia Giulia.

La storia della bonifica del Veneto Orientale è narrata nell'interessante volume "Dalle praterie vallive alla bonifica - Cartografia storica ed evoluzione del Paesaggio dal '500 ad oggi".

La bonificazione del Basso Piave, costituente una vasta area palustre e malarica, lungo il litorale dell’alto Adriatico, ebbe inizio nel XIX secolo e si concretizzò all’inizio del XX secolo, con la costituzione di enti a carattere collettivo, in applicazione del T.U. 22.3.1900 n.195, giuridicamente riconosciuti, esecutori di opere pubbliche in concessione per conto dello Stato. Così nel 1903 fu costituito il Consorzio di Bonifica Ongaro Superiore e nel 1906 il Consorzio Cavazuccherina per il risanamento dei territori attorno ai centri di S.Donà e di Jesolo.

Dopo il 1° conflitto mondiale, nel corso degli anni '20, sorsero i Consorzi Magnadola, Caseratta, Cirgogno, Bella Madonna, Ongaro Inferiore e Brian, che con l’Ongaro Superiore operarono il risanamento idraulico di tutto il territorio tra Piave e Livenza; mentre in destra Piave, unitamente al Cavazuccherina, hanno operato i Consorzi di Bonifica Caposile, Cà Gamba e Cavallino. Complessivamente 12 Consorzi per circa 62.000 ha  di cui 36.000 ha inzialmente palustri.

Alla vigilia della 2^ guerra mondiale tutte le opere principali di bonifica previste dai singoli Consorzi erano praticamente ultimate ed il Basso Piave, anche in ambito nazio­nale, ha rappresentato un importante esempio di bonifica a scolo meccanico. Unitamente alle opere idrauliche, il territorio è stato dotato, su iniziativa degli Enti consorziali, di essenziali infrastrutture come le strade di bonifica e soprattutto del servizio di acquedotto, curato dall’omonimo Consorzio per l'Acquedotto del Basso Piave, che provvide alla distribuzione dell’acqua potabile, base indispensabile per sostenere l’intenso ed impegnativo processo di appoderamento.

Dopo la conclusione della 2^ guerra mondiale, a partire dagli anni ‘50 è stato dato avvio alla trasformazione irrigua su gran parte del comprensorio; opera tuttora non conclusa per interruzione dei finanziamenti pubblici a partire dagli anni '80.

I richiamati originari 12 Consorzi di Bonifica hanno provveduto autonomamente alla bonifica dei rispettivi comprensori.

Pur nella indipendenza giuridico-amministrativa, fin dall’avvio si manifestò e si consolidò un processo di coordinamento tra gli stessi, che portò alla costituzione di un unico Ufficio, preposto alle incombenze tecniche, progettuali, contabili e amministrative. Esso venne assumendo, con l’avanzare delle opere di bonifica, un ruolo progressiva­mente centrale nel governo del territorio, conferendo caratteri di unitarietà e coordina­mento alla operatività dei distinti Enti.  Ruolo che ebbe riconoscimento formale e giuridico con la costituzione, con RD 23.4.1936 n.1949, del "Raggruppamento dei Consorzi di Bonifica Riuniti del Basso Piave",  preposto alla gestione ordinaria e anche straordinaria dei singoli Enti, che restavano peraltro amministrativamente autonomi.

A fine anni '60 il grado di maturazione raggiunto dalla trasformazione fondia­rio‑agraria, le più avanzate esigenze di sicurezza idraulica, conseguenti al cospicuo sviluppo degli insediamenti urbani, non più assicurabili nell’ambito degli originari bacini idraulici, l'indispensabilità di provvedere al potenziamento ed ammodernamento degli impianti, alle loro concentrazioni ed alla contestuale riorganizzazione del personale per obiettivi di efficienza e contenimento dei costi, portarono i Consorzi di bonifica del Raggruppamento a ritenere superate le ragioni della autonomia ed a deliberare di fondersi in un unico Ente operante sull’intero comprensorio. Tale Ente è stato costituito con D.P.R. 6 marzo 1972 e denominato Consorzio delle Bonifiche del Basso Piave. Ad esso dopo pochi anni è subentrato il Consorzio di Bonifica Basso Piave, nel quale, unitamente al bacino litorale del Cavallino, tutto il suo territorio confluì, con esclu­sione del bacino Bidoggia-Grassaga.

I provvedimenti istitutivi del Comprensorio di Bonifica Basso Piave hanno incluso nel perimetro anche 1.511 ha, costituenti aree di nuova classifica formate da modeste super­fici di gronda fluviale e lagunare, prevalentemente ubicate in destra Sile–Piave Vecchia esternamente ai perimetri di bonifica. Gli stessi provvedimenti hanno estromesso il bacino Bidoggia‑Grassaga per complessivi ha 7.980, già parte integrante del comprensorio del Consorzio delle Bonifiche del Basso Piave, incorporandolo nel superiore Consorzio di Bonifica Pedemontano Sinistra Piave, anche se ad ogni effetto le relative colature sono da sempre tributarie del sistema emissario a mare Brian del comprensorio del Basso Piave.

In conformità al punto 7 del provvedimento 21.12.1977 n.488 del Consiglio Regionale del Veneto i relativi rapporti sotto il profilo economico finanziario e di regimazione idraulica sono regolati da apposita convenzione intervenuta tra le parti con atto 18.11.1980.

 L'ultima trasformazione del quadro organizzativo è stata disposta con la L.R. 12/2009 che, riunendo "Basso Piave" e "Pianura Veneta tra Livenza e Tagliamento", ha fatto sì che oggi vi sia un unico Consorzio "Veneto Orientale" impegnato nell’attività di potenziamento e ammodernamento del complesso sistema di opere realizzato, la cui costante manutenzione ed il continuo esercizio costituiscono una imprescindibile condizione per la tutela dal rischio idraulico di tutti gli insediamenti e le attività che nel frattempo sul territorio del Veneto orientale hanno avuto sviluppo.