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50 ANNI DALL'ALLUVIONE DEL 4 NOVEMBRE 1966


La fragilità del territorio della bonifica di fornte al rischio alluvioni.

La seconda giornata del Convegno sui 50 anni dell’alluvione del 4 novembre 1966 che il Consorzio di Bonifica Veneto Orientale ha organizzato presso la propria sede di San Donà di Piave, ha avuto un’impronta tecnica e orientata sui territori della bonifica Veneta.

Infatti, dopo i saluti del Presidente Piazza e dell’Assessore del Comune di San Donà di Piave Polita, i relatori, direttori dei Consorzi di bonifica rivieraschi del Veneto e del Friuli, hanno analizzato quanto accaduto nei rispettivi comprensori durante quella che è stata definita la tempesta (quasi) perfetta che si abbattè sul Veneto nei giorni 3 e 4 novembre del 1966.

L’Ing. Mantovani dei Consorzi Adige Po e Delta Po del rodigino, l’Ing. Veronese del Consorzio Bacchiglione di Padova, l’Ing. Carlo Bendoricchio del Consorzio Acque Risorgive di Mestre, i nostri Ingg. Grego e Pianon, e l’Ing. Canali del Consorzio Pianura friulana, hanno rievocato quegli eventi spiegando ciò che accadde nei rispettivi comprensori che furono i più duramente colpiti dai fenomeni alluvionali, con aree che rimasero sommerse da metri d’acqua per settimane, e perché.

Al Prof. Vincenzo Bixio dell’Università di Padova è spettato tirare le fila scientifiche degli interventi tecnici.

Ciò che è emerso dai lavori della giornata è che il territorio di bonifica, come il Veneto Orientale, è un ambiente estremamente fragile e vulnerabile ai fenomeni alluvionali. Basti pensare che la provincia che ebbe la maggior superficie allagata fu quella di Venezia con oltre 50.000 ettari la maggior parte dei quali proprio nel Veneto orientale.

Esso è sostanzialmente un ambiente artificiale in quanto risultato dell’azione umana che lo ha strappato alla naturale condizione di palude e per buona parte al di sotto del livello del mare, dipendendo per lo smaltimento delle acque dai numerosissimi impianti idrovori che ne costellano il territorio.

In alcuni casi il territorio di bonifica è anche gravato da importanti fenomeni di subsidenza che, abbassando il livello del suolo rendono come conseguenza le difese arginali meno efficaci.

Attraversato da fiumi arginati il cui livello, in caso di piena, può arrivare ad essere 8 metri più alto del piano campagna, come nel caso del nostro comprensorio con Piave, Livenza e Tagliamento, il pericolo di alluvioni disastrose nei territori della bonifica è sempre in agguato.

Un altro aspetto che è stato evidenziato è quello del consumo del suolo e della crescente urbanizzazione, anche di zone altimetricamente non idonee all’edificazione, che, se da un lato rende lo smaltimento delle acque piovane più difficile, dall’altro rende il conto dei danni post alluvione ancora più gravoso. Le recenti alluvioni del 2007 e del 2010 hanno dimostrato che eventi meteorologici, per quanto molto intensi, non paragonabili a quelli verificatisi cinquant’anni fa, hanno sortito effetti non molto differenti in termini di allagamenti.

La sintesi della giornata, tratta dal Presidente nazionale di ANBI (l’associazione nazionale dei Consorzi di bonifica) Francesco Vincenzi e dal Presidente di ANBI-Veneto Giuseppe Romano è che i Consorzi di Bonifica fanno moltissimo per mantenere la sicurezza idraulica di territori che, come detto, sono di una fragilità e di una pericolosità estrema di fronte al rischio di alluvioni, ma una mano importante deve venire dalla politica e dalla finanza pubblica.

E’ infatti necessario un salto di qualità nell’adeguamento di opere idrauliche progettate cent’anni fa per il territorio di allora ma che lo sviluppo economico e urbanistico e anche un pizzico di incoscienza umana nell’approcciarsi all’urbanizzazione stanno rischiando di mettere in crisi.